L’ORATORIO

Rivolgendosi verso levante, nel centro della città di Varazze – Varagine -, ci ritroviamo nell’antica borgata di pescatori chiamata “Solaro”. In questa zona sorge, in una graziosa quanto caratteristica piazzetta, l’oratorio di San Bartolomeo apostolo e martire. Sul finire del 1300 o all’inizio del 1400, frutto di una consociazione di pescatori e fabbricanti di carta, nascono in Varazze i disciplinati di San Bartolomeo e Sant’Antonio abate. Poco si conosce di quest’iniziale periodo, se non che la confraternita conobbe fin da subito una singolare fortuna tanto che già nel 1495 troviamo un legato di sante messe affidate ai confratelli di questo oratorio. Nuovamente ritroviamo l’edificio citato, nel 1530, nell’elenco delle chiese della diocesi di Savona e nel 1565 Monsignor Niccolò Mascardi, visitatore apostolico in occasione del sacro concilio di Trento, auspicava, in particolare, alla direzione di questo sodalizio un priore che sapesse leggere e scrivere. Il 3 ottobre del 1636 viene rinnovato ulteriormente il permesso di celebrare la Santa messa ed esplicitamente troviamo la dicitura “In oratorium campestre S.ti Bartholomei loci Varagini” segno evidente del fatto che ci si riferiva a un sacro Tempio collocato fuori dalle mura cittadine , verosimilmente confinante con gli orti circostanti il Rio Arzocco. Questo piccolo affluente del torrente Teiro, considerato per secoli come vero e proprio acquedotto cittadino, provocò in più di un’occasione ingenti danni all’oratorio a causa delle sue imponenti, quanto repentine, piene. Si ricordano le piene del 22 settembre 1909, quello del 1912 e la tremenda del 25 giugno 1915 che arrivarono a danneggiare oltre che l’edificio anche la cassa processionale, gli arredi e gli archivi della confraternita che però prontamente pose rimedio e riparazione all’ingiurie climatiche.


L’oratorio di San Bartolomeo, con la sua relativa confraternita, nasce dalla consociazione di pescatori e fabbricanti di carta verso la fine del 1300. Per tutto i secoli successivi troviamo numerosi attestazioni della sua attività e della sua storia nonostante le continue ingiurie patite per le disastrose alluvioni dei vicini corsi d’acqua.


Il curioso orientamento dell’oratorio, fatto che colpisce subito il visitatore, è dovuto a successive integrazioni urbanistiche che coprirono l’antico portale rivolto verso meridione e la spiaggia. Questo portò all’apertura dell’odierno accesso perpendicolare all’asse della navata e successivamente all’ottundimento del porticato che circondava l’oratorio sul lato a ponente al fine di poter allargare maggiormente l’edificio.Il piccolo campanile viene costruito intorno al 1600 e dotato di due nuove campane nel 1897. Entrando nel luminoso oratorio si nota immediatamente la monumentale “cassa” processionale rappresentante il martirio di San Bartolomeo, grande capolavoro del Maragliano e della sua scuola. L’imponente gruppo scultoreo non fu sempre proprietà di questa confraternita essendo stato commissionato in antico per l’oratorio di San Bartolomeo delle Fucine in Genova. L’esecuzione dell’opera è databile ai primi anni del 1700 ed è composta da ben 12 figure di cui quella del Santo spicca centralmente per l’accuratezza dei tratti somatici e delle masse muscolari quasi sicuramente prova di un diretto interessamento dell’artista, fatto che si può rilevare parimenti nel volo di angioletti sovrastanti. Delle rimanenti figure si immagina un’esecuzione affidata a più mani ma sempre ascrivibili alla scuola del Maragliano. In occasione della festa patronale del borgo Solaro, ogni 24 agosto, questa grande “macchina processionale” viene trasportata fastosamente a spalle da quei volenterosi che non si fanno spaventare dai 14 quintali di peso delle statue. Lungo le pareti dell’oratorio si susseguono, incorniciate e ingentilite da pregevolissimi stucchi di gusto barocco, otto dipinti di ignoto artista settecentesco divise in quattro tele per lato ove vengono proposte alcuni episodi agiografici della vita e del martirio di San Bartolomeo apostolo. Sul lato destro, quasi come intruso, troviamo in ultimo un dipinto raffigurante il rinvenimento del corpo di San Paolo eremita da parte di Sant’Antonio abate. Questo non deve stupirci visto che il compatrono della confraternita è proprio il santo egiziano Antonio fondatore della vita monastica. Sovrastante un prezioso altare intarsiato a marmi policromi, pregevole opera del 1600 già presente nella parrocchiale di Sant’Ambrogio, troviamo uno dei più preziosi e antichi tesori che può vantare questa confraternita: il polittico di Teramo Piaggio da Zoagli del 1535. Di quest’artista è abbastanza nota la produzione in ambito ligure di opere destinate al culto nelle quali si evidenzia gentile tratto influenzato dalla diffusione di stampe raffiguranti la più classica arte rinascimentale. In questa magnifica opera, impreziosita da una raffinata cornice a colonne e fastigio laccati in nero e dorati, si evidenzia la cimasa (ovvero la parte superiore) dove vengono raffigurati Dio padre e il gruppo dell’annunciazione classicamente diviso in due tavole dalla raffigurazione del Cristo alla colonna. Il settore centrale è occupato dalle tre solenni immagini di San Bartolomeo assiso affiancato da San Giovanni battista e Sant’Antonio abate. Nella predella (la parte inferiore) infine, vi sono tre scomparti occupati nel primo da una breve teoria di santi (Anna, Gioacchino, Giovanni e un angelo), centralmente la nascita di San Bartolomeo con altre otto figure e infine le tentazioni di Sant’Antonio abate con quattro diavoli. Di questo oratorio è doveroso citare le magnifiche croci processionali, i cosiddetti cristi, tra cui un’opera del Bissoni risalente al 1600 e la cosiddetta “croce nera” del XIX secolo di scultore ignoto eseguito in tiglio francese. Infine il cosiddetto “Cristo grande”, più recente dei precedenti essendo una realizzazione di Arno Moreder di Ortisei del 1984.


Varcando il curioso portone ortogonale all’asse principale della chiesa ci accoglie un interno vezzosamente decorato in stile rococò. La monumentale cassa processionale del martirio del santo opera del Maragliano fa da contrappunto alla delicatezza dei colori delle tele settecentesche di scuola genovese. Preziosissime opere si segnalano l’altare in marmi policromi e il polittico di Teramo Piaggio da Zoagli del 1535.


La cassa processionale del Maragliano appartenne, prima che alla confraternita varazzina, all’oratorio di San Bartolomeo delle Fucine in Genova. La zona delle fucine, od officine, sorgeva nel
quartiere oggi chiamato “Piccapietra” estrema propaggine settentrionale dei genovesissimo quartiere di Portoria. Una scellerata politica di ristrutturazione urbanistica portò, negli anni 70 del 1800, alla distruzione di numerosi chiese, conventi e oratori tra cui proprio quello di San Bartolomeo. Tra le spoglie della rovina si salvò la cassa processionale che oggi possiamo vedere a Varazze della quale, una tipica tradizione del quartiere Solaro, ne racconta l’arrivo fortuito sull’arenile galleggiando sui flutti marini essendo miracolosamente sfuggita agli abissi che invece accolsero la nave adibita al suo trasporto. Questa storia fu una delle concause che determinarono l’elevazione del martire, normalmente patrono di conciatori e pellicciai, a Santo protettore dei pescatori di Varazze. Risulta essere comunque decisivo , per l’origine genovese del gruppo scultoreo, la presenza di un documento attaccato al di sotto della piattaforma della cassa processionale. Si tratta, infatti, di un foglietto stampato recante l’ordine di uscita delle casacce genovesi per l’anno 1785 in cui è espressamente citata quest’opera. Il ‘900 mise a rischio l’esistenza della cassa del Maragliano che durante la prima guerra mondiale, dal 1916 al 1919, trovò riparo presso il Convento dei Frati Domenicani, essendo il suo Oratorio occupato dalle truppe dei militari, così come già era accaduto nel periodo della campagna di Napoleone. La furia del secondo conflitto mondiale costrinse i confratelli a portare in rifugio la cassa processionale sino in frazione di Alpicella, ove rimase dal 1943 per rientrare a guerra terminata. Momento di sopravvivenza per l’intero Oratorio si pose a negli anni ’40, quando per ampliare la vicina stazione ferroviaria una ordinanza ministeriale ne aveva già disposto l’abbattimento. L’azione decisa dei confratelli evitò l’irrimediabile disastro. Il monumentale” Cristo grande , seppur di moderna fattura e breve storia, può vantare un raro onore. Infatti in occasione della visita apostolica di Sua Santità Benedetto XVI al santuario di nostra Signora della misericordia e alla città di Savona avvenuta nel 2008 venne solennemente esposto alla Santa messa officiata dal Romano Pontefice suscitando l’ammirazione e la devozione di tutti i fedeli convenuti.


Il grande gruppo processionale Maraglianeo era in origine proprietà di una confraternita genovese sita in località fucine. Venduta per abbattimento dell’antico oratorio d’origine,una leggenda del luogo la vorrebbe giunta al Solaro cavalcando i flutti del mare. Il grande Cristo processionale del Moroder è invece recentemente ricordato per la sua esposizione solenne in occasione della visita apostolica di Banedetto XVI a Savona nel 2008.

VISITARE IL SOLARO
Sarete accolti tra l’arte e la storia di questa antica Casaccia. Arte, concerti, mostre, ma soprattutto momenti di Fede e Tradizione, vi accoglieranno nell’antico oratorio tutto l’anno. La grandiosa macchina processionale della festa di San Bartolomeo ma anche l’antica ricorrenza della benedizione degli animali e degli automezzi in occasione della festa di Sant’Antonio Abate in gennaio. L’artistico presepe ligure, realizzato con precisione nei dettagli stupirà visitatori e bambini.

Di fronte all’Oratorio di San Bartolomeo potrete ammirare la bellissima Biblioteca Civica a disposizione per le vostre letture e sede di numerosi eventi culturali. Già sede dell’Istituto Santa Caterina Delle Figlie di Maria Ausiliatrice-Salesiane di Don Bosco, attivo per un secolo sino a metà degli anni 90, è stato recuperato quale edificio per diversi servizi pubblici.


Testi e ricerca a cura di
Lorenzo Grazioli Gauthier
Federica Ascenso e Simone Silvagno

La nostra chiesa, così come ci è stata consegnata in custodia dai confratelli che ci hanno preceduto in questa avventura ricca di spiritualità.